Manuale di parlata romanesca

Manuale di parlata romanesca I

Prima parte

Sono nata e cresciuta in un contesto multi-dialettale. Ancora ricordo quando, da piccola a scuola, imparai le prime parole in dialetto veneto. A scuola e non a casa come la maggior parte dei miei compagni.

Questo perché io, invece, tornavo a casa e dicevo a mia nonna che mi parlava in inglese perché usava parole ancora diverse in quanto provenienti dal dialetto del suo paese, della zona tra Napoli e Salerno.

D’estate, poi, passavo un mese intero in Puglia, nel Salento, dove i miei nonni parlavano tutto fuorché italiano. Ma si sa, i bambini assorbono qualsiasi cosa e non si rendono conto delle differenze, così imparai a capire anche il salentino.

Solo crescendo mi resi conto che erano tre lingue diverse e spesso ciò che dicevo al nord, non lo potevo dire al sud. La mia passione per le lingue nasce proprio lì, nel momento in cui mi resi conto di quella ricchezza, che poi usai per capire più facilmente lingue come lo spagnolo, il francese e, perché no, anche il catalano.

Quando tre anni fa arrivai a Roma, un altro grande vocabolario si apriva davanti ai miei occhi e alla mia mente. Anche se il romanesco non è un vero e proprio dialetto, in quanto non possiede frasi interamente non italiane e non presenta coniugazioni verbali, ha tantissime vocaboli che a me erano completamente sconosciuti.

Ecco la prima parte di questo piccolo manuale di parlata romanesca:

Flashare

Flashare è senza dubbio il verbo che ho fatto più mio nel corso dei miei anni romani, siccome tuttora non riesco a sostituirlo con una parola italiana.

Flashare vuol dire “riconoscere che quello che si è visto, non era in realtà ciò che si pensava” o “ciò che si pensava fosse in un modo, in realtà non lo è”

Ecco alcuni esempi:

“Guarda quella è Anna!! Ah no, ho flashato!”;

“Pensavo di aver letto di essere stato ammesso, invece ho flashato”.

A buffo

A buffo si avvicina molto alla traduzione: “a caso”, ma può essere usato in contesti differenti.

“Ho deciso di partire per il Brasile, così a buffo”;
“Ero così felice, che mi sono messa a cantare a buffo”

A fette

Vuol dire semplicemente: “a piedi”.

“Annamo a fette”: Andiamo a piedi

Accannare

Vuol dire: “lasciar stare”, “mettere da parte qualcosa”, “mollare”

“Accanna lo studio ed andiamo a farci un aperitivo”

“Accanna ‘n po’ sto discorso”

Imboccare

Vuol dire: “entrare da qualche parte inaspettatamente”, ma vuole l’ausiliare avere e non l’essere.

“Il mio coinquilino ha imboccato in camera mia”

Ciospa

Come insegnano anche i cantautori indie nostrani, la ciospa è semplicemente la sigaretta

Vi aspetto qui per la seconda parte:

Manuale di parlata romanesca II

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