Manuale di parlata romanesca

Manuale di parlata romanesca II

Parte prima

Parte seconda

Come abbiamo visto nella prima parte di questo piccolo manuale, i romani hanno un modo tutto loro di chiamare molte cose, dalla sigaretta al camminare. Il loro modo di esprimersi è strettamente legato al loro stile di vita e alla loro maniera di affrontare le cose in maniera sempre ironica.

Ho sempre trovato i romani un popolo estremamente divertente ed auto-ironico, caratteristiche che si riflettono nel loro modo di parlare, com’è giusto che ogni lingua, dialetto o parlata faccia.

Vediamo ora altre parole che vengono usate in contesti differenti, ma che raccontano la vita come solo i romani sanno fare.

Tajasse

Tajasse è probabilmente uno dei verbi romani più conosciuti fuori dalla capitale. La traduzione letterale è: tagliarsi e il suo significato è molto vicino a quella del verbo sbregarsi usato in Veneto, che letteralmente vuol dire “rompersi”

Entrambi questi verbi assumono il significato di “ridere tantissimo”, talmente tanto che mi sto rompendo o tagliando e da qui l’uso di questi verbi in entrambi i dialetti.

Alzare soldi a qualcuno

Vuol dire prestare soldi a qualcuno.

“Te li alzo io” = “Te li presto io”

Er purciaro

Letteralmente “il pulciaro” è colui che conta le pulci, ovvero qualcosa di molto piccolo.

La lettera L a Roma viene sempre sostituita dalla lettera R ed è per questo che diventa Er purciaro.

Er purciaro è la persona tirchia, spilorcia, colui che sta attento anche all’ultimo centesimo.

Accollarsi

Usato anche incollarsi, questo verbo ha due significati.

Vuol dire comportarsi in maniera pesante nei confronti di qualcuno. Attaccarsi ad una persona in maniera molesta.

“Nun t’accollà” = Letteralmente: “Non ti incollare”, vuol dire: “Non essere pesante, non attaccarti”

Significa anche prendersi un impegno indesiderato, qualcosa di pesante o fastidioso che non vuole fare nessuno, il cosiddetto cetriolo.

“Me l’accollo io” = Letteralmente: “Me lo incollo io” vuol dire: “Me ne occupo io”

Pischello/a

La parola pischello appartiene ad un Roma un po’ coatta e un po’ burina (di cui parlerò nella terza parte), quella Roma un po’ periferica narrata in tanti film e serie televisive.

Il pischello o la pischella sono il ragazzo o la ragazza. Sia nel senso di ragazzo, persona giovane, sia nel senso di fidanzato o fidanzata.

Acchittare/acchittarsi

Acchittare un luogo vuol dire adibire un luogo, fare bello un posto per una determinata occasione.

“L’acchittamo bene per la festa”

Acchittarsi, in forma riflessiva, vuol dire prepararsi, farsi bello/a per un’occasione particolare.

“M’acchitto bene per andare al matrimonio”

Eccoci arrivati alla fine della seconda parte, vi aspetto alla prossima puntata di Manuale di parlata romanesca!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *